La Turandot con l'Opera di Pechino

La Turandot con l'Opera di Pechino

23 gen 19
/
Dalle 21.00 - alle 23.30
Teatro Storchi
Largo Garibaldi - 41121 Modena (MO)

Informazioni


Con la Gazzetta di Modena al Teatro Storchi per lo spettacolo Turandot in programma la sera del 23 gennaio . Emilia Romagna teatro mette a disposizione 25 biglietti validi per due persone.


Per prenotare uno dei 25 inviti (valevoli per due  persone) basta cliccare qui sopra sul tasto OTTIENI I BIGLIETTI riceverete una mail con un tagliando da stampare e consegnare alla cassa per ricevere i 2 biglietti in sala.

Turandot, che ha debuttato a Pechino nel dicembre 2018, prosegue la sua tournée al Teatro Storchi di Modena dal 23 al 27 gennaio: per queste date gode del riconoscimento del patrocinio dell’Ambasciata Cinese in Italia e si svolge nell’ambito dei festeggiamenti del Capodanno Cinese in Italia. Favola per antonomasia dell’esotismo orientale, ricca di colpi di scena, agnizioni e promesse ferali, Turandot è divenuta nel tempo (da Carlo Gozzi a Giacomo Puccini) l’emblema del nostro immaginario sulla Cina. Ora, per la prima volta, il regista italiano Marco Plini si confronta con la tradizione dell’Opera di Pechino, rivisitando la favola del principe Calàf e dell’algida principessa cinese Turandot. «Il fascino dello spettacolo – afferma Marco Plini – è il fascino di una bellissima favola per bambini animata da imperatori, principi e principesse tutti molto rispettosi dei loro ruoli.

Lo spettacolo è un sottile gioco di specchi tra due mondi entrambi eredi di civiltà antiche, sofisticate e misteriose a un tempo. Da un lato, la raffinata arte attoriale dell’Opera di Pechino e dall’altra lo sguardo prospettico e l’abilità di creare scene illusionistiche d’invenzione italiana, capacità divenute patrimonio del teatro europeo. «L’incontro tra Italia e Cina sul palcoscenico – prosegue sempre il regista – è stato pensato come uno scambio e un confronto di tradizioni tra oriente e occidente, da un lato l’Opera di Pechino, dall’altro il mondo dell’opera lirica, con i suoi impianti scenici mastodontici e la concettualità a cui la nostra tradizione melodrammatica si è aperta attraverso il teatro di regia novecentesco. Ho immaginato un giardino della classicità che potrebbe ricordare i quadri di Delvaux, in cui sorge un palazzo fatto solo di colonne di marmo. In questo giardino, anziché gli uomini piccolo-borghesi di Delvaux, arrivano i personaggi mitici della tradizione cinese, un po’ spiazzati, certo, ma ugualmente compresi nel loro ruolo di imperatori e principesse, con i loro movimenti codificati e immutabili nel tempo per rappresentare il desiderio di vendetta e la follia omicida di Turandot». In scena, a fianco degli attori dell’Opera di Pechino, un ensemble di musicisti italiani e cinesi esegue le musiche originali composte da Luigi Ceccarelli, Alessandro Cipriani e Qiu Xiaobo.


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